2 TELEMACO SIGNORINI

Pascoli a Castiglioncello (studio), Olio su tela, cm. 2lx43

Storia: Collezione privata, Milano.

Bibliografia: "Catalogo Bolaffi della Pittura Italiana dell’800" n. 8, 1979, p. 204.

Pubblicato sul Catalogo Bolaffi eon l’erroneo titolo "Pietramala" e dunque in riferimento alla tarda attività di Signorini, il dipinto è una prima, incompiuta elaborazione del soggetto presentato fuori catalogo alla Prima Esposizione Nazionale del 1861 e ampiamente descritto da Yorick nella rassegna critica della mostra. La ricomparsa del fondamentale dipinto, restituitoci dal mercato statunitense nel 1986, rende possibili alcune considerazioni in merito alla genesi dell’opera, che si colloca di fatto alla origini della ‘Scuola di Castiglioncello'. Nella tela qui esposta, il soggetto è enucleato e svolto analogamente al dipinto definitivo: al centro, in primo piano, le sagome appena sbozzate, ma già individuate e precisate nelle movenze, della pastorella e del suo gregge di bovi; l’orizzonte, dal profilo netto, e definitivamente individuato tanto dal punto di vista plastico che luministico, accoglie sulla destra il caseggiato rustico di Martelli e sulla sinistra gli svettanti covoni che, nel quadro definitivo, assumono una posizione lievemente più ravvicinata. Proprio nella parte sottostante i covoni, tuttavia, il presente dipinto, come il quadro già nella Collezione Soria. di Firenze, da considerarsi una elaborazione intermedia del tema, presenta una ricchezza di dettagli perdutasi invece nell’opera maggiore, vuoi per il desiderio di sintesi del pittore, vuoi per il brusco interrompersi della tela, che potrebbe imputarsi ad un rimaneggiamento posteriore. Ma ciò che realmente muta nei diversi stadi dell’elaborazione del soggetto, è la qualità atmosferica che inevitabilmente tende alla piena e assoluta luminosità raggiunta dall’opera maggiore: le corpose nubi che si addensano minacciose all’orizzonte nella tela qui esposta e ancora velano con la loro presenza il quadro Soria, lasciano infine pieno respiro all’intenso nitore di un cielo straordinariamente azzurro, che neppure i tenui bagliori rosati del tramonto riescono realmente a scalfire.