44 RAFFAELLO SERNESI

Pagliai a Castiglioncello, Olio su tavola, cm. 20x5, Firmato in basso a sinistra

Storia: Collezione Jandolo; Mario Galli, Firenze; Mario Borgiotti, Firenze; Collezione privata, Firenze.

Esposizioni: Firenze, 1910, n. 171; Roma, 1952, n. 4.

Bibliografia: Paolieri, 1910; Jandolo, 1913, n. 156; Comanducci, 1934. p. 674; Comanducci, 1945, p. 759; Borgiotti, 1949, tav. 11; Scena Illustrata, 1951, tav. It.; Castelfranco, 1952, VII; Lavagnino, 1956, fig. 871; Comanducci, 1962, p. 1775; Borgiotti, 1964, tav. 187; lntersimone, 1968, tav. XLIV; De Grada, 1971, p.239; Daddi, 1977, tav. XXVII, p. 134; Durbè, 1983, fig.96, pp. 160, 233.

Dopo quasi quaranta anni di assenza dai circuiti espositivi, questa bella tavola di Sernesi ritorna al suo luogo di origine, poichè fu in uno degli ultimi momenti trascorsi a Castiglioncello che il pittore fiorentino concepì questa mirabile sintesi dal vero, dal sapore così novecentesco. Della storia del dipinto fa parte l’interessante lettera che Fattori scrisse a Ferdinando Martini, allora Sottosegretario del Ministero della Pubblica Istruzione, il 26 maggio 1884, esortandolo a segnalare alla speciale commissione governativa, addetta all’acquisto di dipinti per la Galleria d’Arte Moderna di Roma, "certi pagliai in riva al mare" eseguiti da Sernesi "dal vero in Maremma da Diego" (vedi Dini, 1975, p. 187). L’interessamento generoso di Fattori non ebbe evidentemente alcun seguito, e la storia dei dipinto per altra via si legò a nomi illustri del collezionismo fiorentino. Nessuna incertezza ci trattiene dal collocare Pagliai a Castiglioncello nella tarda attività di Sernesi, quando il pittore, tralasciata la maniera più analitica ma di amplissimo respiro della straordinaria Marina, si approssima ad un tipo di composizione più semplice e ingenua, quale rinveniamo in Sull’aia. Ma di quest’ultimo dipinto, i Pagliai non hanno il tessuto di pennellate sottili sovrapposte e vibranti; ampie campiture di colore danno invece forma ai corpulenti pagliai, mentre il mare retrostante ravviva di un azzurro intenso il tono prevalentemente bruno-dorato della composizione. Un aspetto della ricerca sernesiana destinata di lì a poco a interrompersi.