46 GIOVANNI BOLDINI
Ritratto di Beppe Abbati, Olio su tavola, cm. 87,5x22
Storia: Odoardo Borrani, Firenze; Rinaldo Carnielo, Firenze; Mario Vannini Parenti, Firenze; H. Bracaras, Buenos Aires; Piero Dini, Montecatini Terme, Collezione privata.
Esposizioni: Firenze, 1910, n. 518; Firenze, 1973, n. 3; Monaco, 1975176, n. 122, tav. 122; Firenze, 1976, n. 122, p. 169; Parigi, 1978/79, n. 65, p. 66; Lugano, 1979, n. 61, p. 53; Manchester-Edimburgo, 1982, n. 29, p. 66; Roma, 1982, n. 4.13, P. 157; Pistoia, 1983, p. 27; Pistoia, 1984, n. 3, pp. 61, 107; Los Angeles-Cambridge, 1986, n. 79, tav. V, pp. 85, 123; Montecatini-Torino, 1986, cat. 60, p.171, tav. XIV.
Bibliografia:
Franchi, 1902, pp. 41, 86; Focardi, 1911, ripr. p. 19; Ceechi, ag.-sett. 1927, P. 181; Cecchi, nov.-dic. 1927, p. 241; Somarè, 1928, vol. II, tav. 90; Lloyd, 1929, p. 14; Vaudoyer, 1930/31, ripr. p.1171; Tornano, 1931, p. 133; Tinti, 1934, p. 9; Cecchi, 1940, p. 206; Bénédite-Fogolari-Pischel-Fraschini, 1942, p. 149; Somarè, 1944, p. 110; Franchi, 1945, p. 129; Pischel, 1945, p. 363; Cazzullo, 1947, p. 199, tav. XLII; Borgiotti, 1958, p. 58; Giardelli, 1958, p. 110, p. 386; Maltese, 1960, p. 192; Biancale, 1961, p. 230; Borgiotti, 1964, p. 497; Arte Modena, T.C.I., 1968, p. 66; Caramel, in Diz. Biog. It., 1969, p. 251; Ragghianti-Camesasca, 1970, n. SP, ripr.; Durbè-Matteucci, 1975, n. 122, tav. 122; Durbè, 1983, fig. 76, PP. 137, 144, 232; Dini, 1987, p. 117, tav. Lt.; Borgogelli, 1989, p. 38; Dini, 1989, fig. 14, P. 136."Voglio andare - scriveva Diego a Teresa il 23 novembre del 1865 - dal Conte bazza testone Boldini per vedere il ritratto che ha fatto a Poldo e a Beppe, i quali mi dicono che sono somigliantissimi...".
A quell’epoca, dunque, il presente ritratto che raffigura Abbati "alto, quadrato, cieco da un occhio, accanto al suo cane" - avrebbe detto il Tornano - era già compiuto: subito, nell’ambiente artistico fiorentino, si era diffusa la voce dell’alta qualità della pittura boldiniana e immaginabile è l’andirivieni di artisti nello studio di Michele Gordigiani, in Via Nazionale, che ospitava il ferrarese. La figura del veterano garibaldino, orbato dell’occhio destro, durante la battaglia di Capua, si erge superba contro una delle pareti dello studio di Boldini, decorata da numerose tavolette di mano del ferrarese, e sulla sinistra, dall’ovale, visibile solo in parte, del Ritratto della Signora Lilia Monti, Si tratta di una delle opere artisticamente più riuscite dell’intera attività boldiniana, per il vigore della pennellata che scolpisce la statuaria figura di Abbati, ora allargandosi pregna di luce, nel delineare la sagoma nerissima del cane o la tappezzeria collocata all’estrema destra della raffigurazione; ora assottigliandosi, incisiva, nelle pieghe dell’abito scuro dei napoletano. Straordinaria è la penetrazione psicologica di questa pallida fisionomia, dai tratti sobri ed eleganti; e con riverenza il pennello di Boldini sembra mettere a nudo la grande, introversa personalità del maestro napoletano.
