47 GIOVANNI BOLDINI

Il pittore Luigi Bechi, Olio su tela, cm. 29,5x21,5, Firmato in basso a sinistra

Storia: Enrico Checcucci, Firenze; Arturo Toscanini, Milano; Wanda Horowitz, New York; Piero Dini, Montecatini Terme; Collezione privata, Milano.

Esposizioni: Tokio, 1979, n. 15, p. 64; Pistoia, 1984, n. 5, pp. 61, 107; Montecatini-Torino, 1986, cat. 58, pp. 170-171.

Bibliografia: Ojetti, 1928, tav. XV; Cecthi, 1929, p. 11; Piceni, 1981, tav. 5; Bartolini, 1982, tav. XVIII, p. 91; Durbè, 1983, fig. 128, pp.204, 234; Dini, 1987, p. 117; Dini, 1989, fig. 10, p. 135.

La prima documentata presenza di Boidini a Castiglioncello risale all’estate del 1867, per quanto numerosi indizi concorrano a lasciarci credere che il ferrarese conoscesse la proprietà di Martelli anteriormente a quella data. Il fatto che nel novembre del 1865 Boldini iniziasse la galleria di ritratti degli assidui ospiti della Villa Martelli, non è dunque da sottovalutare. E come, infatti, se la chiassosa compagnia di Castiglioncello e il sincero cameratismo the la univa, avessero realmente impressionato l’aristocratico Boldini, generalmente più assiduo dell’alta società salottiera: ecco nascere, come in una sequenza cinematografica, le effigi di Abbati e Pisani - qualificati come "somigliantissimi" in una lettera di Diego Martelli a Teresa, del novembre 1865 - e a ruota quelle dello stesso Diego, di Bechi, di Uzielli, di Pampana. Ad esclusione di quest’ultimo dipinto, eseguito a Castiglioncello nel 1867, i sopramenzionati ritratti furono realizzati a Firenze, nell’inverno 1865-66. Relativamente a quest’epoca, dunque, non si può parlare di un’adesione di Boldini alla poetica della ‘Scuola’ (essa si farà più sensibile, almeno dal punto di vista tematico, all’altezza del soggiorno maremmano del ‘67, attraverso i numerosi studi della campagna di Castiglioncello); quanto di una partecipazione affettiva e umana, in un momento del singolarissimo cammino del ferrarese, di particolare coinvolgimento con la ricerca macchiaiola.