64 GIUSEPPE ABBATI
Bovi aggiogati, Olio su tavola, cm. 17,5x29, Siglato in basso a destra: "G.A."
Storia: Collezione privata, Livorno.
Bibliografia: Dini, 1987, caL 168, p. 316, tav. XLI.
La contiguità fisica e spirituale creatasi tra Abbati e Fattori costituì, per la ricchezza dei risultati artistici, l’avvenimento più significativo dell’estate 1867. "Lavorai molto con Beppe - avrebbe ricordato Fattori in una lettera a Martelli di molti anni dopo - e lui cominciò a fare gli animali incoraggito (sic) da me, che riesci tanto bene; e lui fu molto utile a me in certe ricerche the io ancora non ero ben chiaro; mi ricordo di una questione di un nero all’ombra e un nero al sole...". Il tema dei bovi bianchi aggiogati tu il prediletto dal due artisti in quella felice stagione creativa: lo dimostrano le numerose versioni del soggetto, da quelle Giustiniani e Freddi di Abbati, al quadro Taragoni e alla Raccolta del fieno in Maremma di Fattori. Anche in questo dipinto, esposto per la prima volta ad una pubblica mostra, la candida mole dei bovi immobili sotto il sole è pretesto per lo studio dei ‘bianchi’, investiti dalla intensità della luce; motivo, questo, predominante della poetica abbatiana.
