8 GIOVANNI FATTORI

Contadina nel bosco (1861), Olio su tela, cm. 78x57, Firmalo in basso a sinistra

Sul retro è la scritta autografa "La boscaiola-Costume toscano"

Storia: Collezione Grabau, Livorno; Eredi Grahau, Lucca; Piero Dini, Montecatini; Collezione privata, Montecatini.

Esposizioni: Firenze, 1976, n. 61, pp. 118-120; Tokio, 1979, n. 49, p. 37; Livorno, 1983/84, o. 186, pp. 270-271; Los Angeles-Cambridge, 1986, n. 59, tav. VII, p. 116; Montecatini-Torino, 1986, n. 23, pp. 150-151; Firenze, 1987, cat. 17.

Bibliografia: Malesci, 1961, eat. 630, pp. 267 e 401; Bianciardi-Della Chiesa, 1970, n. 30; Catalogo Bolaffi n. 4, 1972, p 167; Durbè, 1978, p. 113b; Durhè, 1982, vol. 1, pp. 23 e 199, fig. 8.

La datazione al 1861 di questa importantissima opcra di Fattori è suggerita dall’antica fotografia resa nota da Malesci e recante in calce, per mano del pittore, la seguente scritta: "Gio. Fattori eseguito nel 1861. Trovasi a Livorno - ma non si sa da chi", Ma proprio dal raffronto con l’immagine fotografica sono sorte perplessità sulla effettiva identità dei due quadri, uguali in ogni particolare se non fosse per la presenza, nella fotografia di una capretta nera in primo piano sulla sinistra, che è del tutto assente nel dipinto Grabau. Premesso che il solo esame radiografico potrebbe chiarire la questione, rivelando la presenza o meno di un tale pentimento, che comunque sopravvenne ad esecuzione ultimata, siamo tuttavia convinti della unicità del soggetto, la cui ideazione è in ogni caso riferibile al 1861.  L’importanza del dipinto nella storia della ‘Scuola di Castiglioncello’ è indubbia, per quanto la frequentazione della tenuta di Martelli da parte del pittore livornese, a detta dello stesso artista, iniziò soltanto neI 1867. Stante la prossimità fisica dei luoghi - Fattori lavorava in estate nelle campagne di Ardenza e Antignano, a poche miglia da Castiglioncello - e la stretta contiguità durante i mesi invernali con gli amici del Michelangelo, non stupisce dunque l’identità di spirito e di intenti che sin dall’inizio Fattori esprime rispetto ai maggiori esponenti della ‘Scuola’. Ne è prova proprio questo dipinto, con il quale il livornese, distaccandosi dalla tematica militare e dalla ritrattistica, aspetti prevalenti della sua produzione di quell’epoca, mostra di condividere l’orientamento dei compagni, sia per la scelta del soggetto agreste, identico a quello affrontato da Borrani e Sernesi sull’Appennino pistoiese e da Signorini a Castiglioncello; sia per il modo di accostarsi alla natura attraverso i nuovi valori discriminanti del disegno e della luce atmosferica.