Descrizione
L’onorificenza dello Yad Vashem “Giusto tra le Nazioni” è stata assegnata a don Antonio Vellutini durante un convegno svoltosi nei giorni scorsi a Livorno sul tema “Bene. Gratitudine e Memoria”, un progetto di valenza nazionale che sta toccando varie città per presentare sacerdoti e figure che durante la seconda guerra mondiale si sono prodigati per salvare persone di religione ebraica. Don Vellutini, storico parroco di Vada fino agli anni Novanta, si adoperò per scongiurare che tanti ebrei in fuga venissero trasferiti nei campi di sterminio. Lo Yad Vashem, che concede il titolo di “Giusto tra le Nazioni”, è la massima istituzione mondiale per la tutela e la trasmissione della memoria della Shoah.
“Il prestigioso riconoscimento - sottolinea Claudio Marabotti sindaco del Comune di Rosignano Marittimo - è stato conferito a don Vellutini per aver salvato diciannove bambini ebrei destinati alla deportazione e alla morte nei campi di sterminio nazisti. Un gesto di straordinario coraggio e profonda umanità che consacra il parroco come figura luminosa nella drammatica storia del nostro territorio”.
In conseguenza del riconoscimento di “Giusto fra le Nazioni”, il sindaco, nella giornata di giovedì 19 febbraio, ha partecipato presso la chiesa di Vada, ad una Messa in onore di don Vellutini. Un evento dal quale scaturisce una profonda riflessione. “Don Antonio Vellutini è stato un protagonista positivo delle vicende che segnarono Vada durante il secondo conflitto mondiale. Con coraggio, determinazione e grande senso di responsabilità, contribuì a evitare che gli eventi culminati nell’eccidio di Vada del giugno 1944 assumessero proporzioni ancora più tragiche, offrendo protezione e speranza in uno dei momenti più bui della nostra storia” sottolinea il sindaco, che prosegue: ”L’aver salvato dei bambini rappresenti un atto di valore immenso: salvare una vita significa preservarne il futuro, custodirne le potenzialità, difendere ciò che ancora deve compiersi. ‘Chi salva una vita salva il mondo intero’, ma nel caso di don Vellutini egli ha salvato il futuro, garantendo a quei bambini la possibilità di crescere, realizzarsi, generare a loro volta vita, cultura, memoria”.
Il sindaco Marabotti ha molto apprezzato l’omelia pronunciata da don Bruno, attuale parroco di Vada, che ha richiamato con forza l’importanza di una memoria viva e attualizzata. La memoria – è stato ricordato – non è un esercizio del passato, ma un impegno quotidiano: ciascuno può fare la propria parte perché la pace prevalga sulla guerra, l’accoglienza sul rifiuto, l’inclusione sull’isolamento. La parola è preziosa: può diventare un’arma, ma può anche farsi strumento di dialogo, veicolo di ideali positivi e seme di fraternità.
“È motivo di profondo orgoglio per l’intera comunità - conclude il sindaco - sapere che a Gerusalemme, nel Giardino dei Giusti, dedicato a coloro che hanno rischiato la propria vita per salvare perseguitati ebrei, sarà inciso anche il nome di don Antonio Vellutini. Un nome che appartiene alla storia di Vada e di Rosignano Marittimo, ma che da oggi parla al mondo intero come esempio di coraggio, responsabilità e autentica umanità”.
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DON ANTONIO VELLUTINI, LA SUA STORIA
Il sacerdote era originario di Lucca, dove era nato il 9 settembre del 1910. È morto a Vada nel luglio del 2002. Il padre di Vellutini, ferito gravemente e decorato della prima guerra mondiale, fu molto vicino al figlio dal punto di vista religioso e politico, rifiutando il fascismo che all’inizio degli anni Venti aveva preso il potere. Il padre del futuro sacerdote, morì nel 1926 e Antonio fin da adolescente maturò la sua vocazione. Dopo il liceo entrò in seminario, venne poi allontanato in Calabria, si iscrisse all’università di Roma dove si laureò alla fine degli anni Trenta, sia in lettere che in filosofia. Nella primavera del 1938 fu ordinato sacerdote e arrivò a Vada nel 1943. Insegnò in varie scuole italiane, e anche nel nostro territorio (a Piombino, Livorno e al Magistrale Sacro Cuore di Cecina). Fu partigiano e antifascista, assumendo anche incarichi civili in ambito comunale (fu vicesindaco nell’immediato dopoguerra). Nel 1998 celebrò i sessant’anni di sacerdozio e nell’occasione gli fu consegnata la medaglia d’oro per l’attività partigiana.
I bambini ebrei dell’orfanotrofio. Il gruppo di bambini dell’orfanotrofio israelitico di Livorno, rifugiati a Sassetta in una villa dal maggio del 1943 dopo il massiccio bombardamento della città che aveva distrutto la struttura dove erano ospitati, vennero salvati da don Antonio Vellutini, il giovane parroco di Vada. Il 3 aprile del 1944 nel paese di Sassetta, c’era un comando tedesco, che ad un certo punto decise di realizzare nella villa un ospedale militare. I bambini furono fatti sgomberare dai carabinieri e trasferiti a Vada per essere messi su un treno con destinazione il campo di concentramento di Fossoli. Il convoglio stava partendo quando arrivarono sulla zona di Vada cinque caccia alleati che cominciarono a sparare. I bambini fuggirono dal treno, alcuni di loro rimasero feriti, si sparpagliarono in mezzo ai campi. Fu don Vellutini ad aprire la sua canonica e le porte delle case dei vadesi per ospitare i piccoli e salvarli così dal viaggio verso Fossoli e i campi di sterminio. Atti di grande eroismo e umani che hanno ispirato anche un libro, “Dalla casa nel bosco al grande mondo. Storie di bambini ebrei tra la Toscana e Israele” di Silvia Trovato e Tiziano Arrigoni.
L’eccidio di Vada. La chiesa di San Leopoldo a Vada si affaccia su piazza Garibaldi, il cuore del paese. Qui si trova un cippo in marmo bianco che ricorda l’eccidio del 20 giugno 1944, quando alcuni militari nazisti uccisero quattro cittadini inermi. I loro nomi: Ruggero Lupichini, Delfo Rofi, Elio Vanni e Ivo Vanni. Enzo Fiorentini, già sindaco di Rosignano Marittimo, nel marzo del 1971 nella Biblioteca Comunale, tenne una conferenza sull’eccidio. Dalle sue parole emerse ancora una volta l’eroismo di don Vellutini. Era il giugno del 1944, i tedeschi in ritirata caricavano su alcune navi al Pontile di Vada i materiali che avevano saccheggiato dallo stabilimento Solvay. Ad un certo momento si sparse la notizia che al Gabbro, in uno scontro a fuoco, erano rimasti uccisi due repubblichini vadesi. I tedeschi decisero immediatamente la rappresaglia. La mattina del 20 giugno circondarono il paese, entrarono nella casa di Ruggero Lupichini e lo uccisero. Prima di morire l’uomo riuscì a salvare il figlio con il quale il giorno prima era rientrato a Vada da Castellina, dove la famiglia era sfollata. Dopo l’assassinio di Lupichini, i vadesi cominciarono a fuggire. I tedeschi uccisero per strada Elio ed Ivo Vanni e Delio Rofi. Aveva 19 anni e gli spararono di fronte alla madre. Una quinta persona venne presa di mira, fu ferita di striscio e riuscì a fuggire. I tedeschi raccolsero le quattro vittime e le esposero in piazza Garibaldi obbligando la cittadinanza a sfilare davanti ai corpi. “La minaccia di fare altre vittime - si legge nella relazione riportata su Pietre della Memoria - Lungomare di Castiglioncello - fu sventata dal parroco don Antonio Vellutini”. Non aprì infatti la chiesa ai tedeschi (che volevano farvi ammassare la popolazione) temendo che avessero l'intenzione di perpetrare una strage.