Descrizione
Tra i fiori colorati che ricordano il prossimo arrivo della primavera, appoggiati sul tavolo dei relatori nella sala auditorium di Piazza del Mercato a Rosignano Solvay, spiccava il giallo della mimosa, il fiore dell’8 marzo, Giornata Internazionale della donna. L’appuntamento della mattina del 7 marzo promosso dal Comune di Rosignano Marittimo - Presidenza del Consiglio comunale ha visto in platea tante donne e uomini: si parlava di “Donne e democrazia. 80 anni di partecipazione a Rosignano”. Presenti, fra gli altri, anche il vicesindaco Mario Settino, l'assessore alle pari opportunità Giulio Rotelli, l'assessora Susanna Masoni, l'assessore Giacomo Cantini e il consigliere regionale Alessandro Franchi.
L’iniziativa è stata introdotta da Ilaria Burresi, attuale presidente dell’assemblea consiliare, che ha indicato una serie di temi analizzati poi durante l’incontro, organizzato sì in vista dell’8 marzo, ma anche nel mese in cui nel 1946, cioè 80 anni fa, fu firmato il decreto per il diritto di voto delle donne. Un incontro, quindi, “nel segno del lavoro, dell’impegno pubblico e della partecipazione”. Per parlare di gender gap, di scogli ancora da superare, di uguaglianza.
Claudio Marabotti, sindaco del Comune di Rosignano Marittimo, in occasione della Giornata internazionale della donna ha scritto una bella lettera alle dipendenti comunali, alle consigliere, alle assessore e a tutte le cittadine. E nel portare il saluto dell’Amministrazione alla platea di Piazza del Mercato è partito da alcuni esempi concreti afferenti ad un settore, quello della sanità pubblica e non, di cui ha fatto e fa parte (è medico cardiologo) e quindi conosce molto bene. Oggi il 53% dei medici sono donne - ha detto - ma poche raggiungono ruoli apicali. In alcune specializzazioni le donne chirurgo arrivano il 42%, ma - è un esempio - le donne primario di ortopedia sono solo 7 in tutta Italia. Quindi c’è ancora un bel po’ di strada da percorrere anche se in parte il gender gap sembra essere - restiamo ancora nel settore sanitario - colmato. Una situazione che anche in Europa è per certi versi similare. E facendo un salto temporale, ai primi del Novecento, con le donne contro le guerre - vedevano i figli che andavano al fronte a morire - , ecco la figura della scrittrice, attivista, pacifista e femminista Jane Addams (statunitense, nata nel 1860, scomparsa nel 1935). Le donne, a quell’epoca, erano considerate custodi della vita, dedicate alla cura della famiglia e dei figli. Ma ecco irrompere la loro forte presa di coscienza. Arrivando all’oggi il sindaco ha indicato due nomi di donne arrivate al vertice della politica: Margaret Thatcher premier conservatore dal 1979 al 1990 in Gran Bretagna e l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, centrodestra. Due donne, sì, ma selezionate in un sistema valoriale maschile.
Riportiamo di nuovo un passo della lettera del sindaco Marabotti alle donne: “Appare incredibile che una differenza biologica, legata a un diverso cariotipo, abbia prodotto e continui a produrre effetti tanto pervasivi e duraturi nei modelli di sviluppo culturale e sociale. È sorprendente, e al tempo stesso inquietante, constatare come una differenza naturale sia stata trasformata storicamente in un criterio di gerarchia, limitazione, esclusione. L’8 marzo deve allora diventare una giornata di riflessione collettiva sui temi delle pari opportunità. Una riflessione che coinvolga istituzioni, scuola, mondo del lavoro, famiglie. Che interroghi le coscienze, ma anche le politiche pubbliche. Che spinga a chiedersi non solo “quanto è stato fatto”, ma “quanto resta da fare”.
Dopo il sindaco, ha preso la parola il dottor Giovanni Brunetti, storico, per conto di Istoreco (lstituto storico della Resistenza e della Società contemporanea). “Faccio in questo momento le veci di Catia Sonetti (direttrice di Istoreco,ndr) - ha esordito - che molto ha studiato il ruolo delle donne nella nostra Provincia fino agli anni Ottanta”. La relazione di Brunetti (in platea anche Lilia Benini, vicepresidente di Istoreco e già assessora del Comune rosignanese) ha quindi percorso il cammino della storia a partire dal dopoguerra, dal 1946 quando le donne andarono a votare per la prima volta, e dal 1948 quando nel mese di aprile si svolsero le prime elezioni della Repubblica Italiana. Quelle in cui si andò a definire una composizione partitica delle assemblee elettive (Camera e Senato), con la vittoria della Democrazia Cristiana sul Fronte Democratico popolare.
La partecipazione femminile alla vita della società passa quindi attraverso i partiti, con ruoli legati però ad una eredità di guerra, partecipando ad esempio a sistemi di cooperazione alimentare e per l’infanzia. Ci sono l’UDI (Unione Donne Italiane) per l’area del PCI e il CIF (Centro italiano femminile) di ispirazione cattolica per l’area DC. “Laddove lo Stato è assente, queste donne - ha detto Brunetti - cercano di creare e di costruire, a partire dal tessuto scolastico”.
C’è Primetta Cipolli (1899 - 1963), originaria di Cecina, che nel 1945 a Livorno si impegna nel PCI e nell’amministrazione comunale, dopo aver frequentato anche la scuola di partito. Dopo le elezioni amministrative del novembre del 1946 entra a far parte della prima giunta del sindaco comunista Furio Diaz: diventerà assessora all’anagrafe, all’annona e alla beneficienza. È la prima donna assessore nel territorio livornese.
Un’altra figura di spicco, ha proseguito Brunetti, è stata quella di Laura Diaz, sorella del sindaco di Livorno. Nata nel 1920, è scomparsa nell’agosto del 2008. “Una figura fondamentale”, l’ha definita il relatore, “che sta studiando in maniera approfondita il concittadino Enrico Mannari”. In un libro di qualche anno fa è stata definita “una delle poche donne che non ha mai patito di complessi di inferiorità verso i suoi colleghi”. In alcuni verbali del Comitato del PCI di quegli anni si legge infatti la sua denuncia (con Osmana Benetti, figura della Resistenza) verso il clima maschilista che negli anni Cinquanta connotava il partito comunista. Celebre una frase: “Vorreste Marilyn Monroe con il cervello di Lenin”.
Nei partiti, nonostante le diverse ideologie, dopo il 1948 le donne hanno mantenuto la mobilitazione per raggiungere qualcosa di diverso. Negli anni del boom economico può sembrare che abbiano avuto un ruolo minore, ma c’è qualcosa che fa cambiare la vita delle donne. È quando arrivano le prime lavatrici, un elettrodomestico che segnerà un passaggio fondamentale per la qualità della vita femminile. Si arriva poi alla fine degli anni Sessanta e all’inizio dei Settanta. Esplode il 1968, nascono i primi collettivi femministi nei quali le donne parlano di sé proprio come donne, non come appartenenti ai partiti. È un cambio di passo. Arriveranno poi i referendum per divorzio e aborto e le donne avranno un ruolo fondamentale per far sì che le due leggi non vengano abrogate.
La parola è quindi passata a Simona Bellini, referente della CPO (Commissione Pari Opportunità) e a numerose ex consigliere ed ex assessore del Comune di Rosignano. Ecco a seguire i loro nomi:
- Alessandra Benini, prima donna ad assumere il ruolo di assessore nel Comune di Rosignano con sindaco Leno Carmignoli
- Margherita Pia, ex assessora
- Veronica Moretti, ex assessora
- Roberta Torretti, ex consigliera e attuale membro della CPO
- Cecilia Peccianti, ex assessora
- Monica Pacchini, ex consigliera ed ex funzionario pubblico
- Francesca Fabbiani, consigliera comunale in carica
- Silvia Geses, ex consigliera comunale e attivista politica, membro della attuale CPO
- Alice Prinetti, ex consigliera ed ex assessora
- Valentina Danesin, ex consigliera comunale, ex consigliera provinciale, e referente della CPO dal 1999 al 2004
- Elena Ciaffone, ex consigliera, ex presidente del Consiglio comunale, ex assessora
- Silvia Cerri, ex consigliera comunale.