L’ESSENZA DEL PENSIERO DI MATTEOTTI, IL RACCONTO, LA STORIA, LA POLITICA, IL FERREO ANTIFASCISMO: OTTAVIA PICCOLO PROTAGONISTA DI UN INCONTRO PUBBLICO ALLE CRESTE

PRESENTI IL SINDACO CLAUDIO MARABOTTI, LO STORICO ENRICO MANNARI E LA GIORNALISTA ELISABETTA COSCI. SOLD OUT LA SALETTA DOVE SI È SVOLTO L’EVENTO PROMOSSO DAL COMUNE DI ROSIGNANO CON ARTICOLO 21 E LA COLLABORAZIONE DI FTS
Data:

17/04/2026

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  • Comunicato stampa
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Si doveva parlare di Giacomo Matteotti. E così è stato. Ma il pomeriggio, oltre ad affrontare un argomento complesso come quello degli ideali che promuoveva, del suo essere ferreo oppositore del regime fascista e del suo assassinio per mano di una squadraccia fascista, è stato anche un momento per conoscere un po’ più a fondo una grande attrice teatrale come Ottavia Piccolo che la sera del 15 aprile - ovvero poco dopo l’incontro pubblico nella saletta del Centro Culturale Le Creste - ha portato sul palcoscenico del Teatro Solvay “Matteotti (anatomia di un fascismo)”, monologo scritto da Stefano Massini accompagnato in scena dai solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo (regia di Sandra Mangini, video di Raffaella Rivi, musiche di Enrico Fink).

Questo spettacolo ha concluso la programmazione della stagione 2025 / 2026 del Solvay, organizzata dal Comune di Rosignano Marittimo insieme a FTS - Fondazione Toscana Spettacolo. Ed è stato proprio il Comune a promuovere l’evento pre-serale con Piccolo, insieme ad Articolo 21 e la collaborazione di FTS.

Il sindaco Claudio Marabotti ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale mentre per Articolo 21 ha preso subito dopo la parola Elisabetta Cosci, giornalista e curatrice del festival dell’associazione che ogni anno si svolge al Castello Pasquini. Non è potuto invece arrivare a Rosignano un altro giornalista, Beppe Giulietti, coordinatore dei presidi di Articolo 21, per sopraggiunti problemi personali. Ma ha inviato un breve intervento vocale su whatsapp che è stato amplificato alla platea sold out della saletta del Centro Culturale. Fra i relatori, come vedremo a seguire, c’era anche lo storico Enrico Mannari che ha fornito una serie spunti storico - politici per tracciare il pensiero di Matteotti. 

Il sindaco Marabotti, ha parlato di Giacomo Matteotti e Piero Gobetti, due figure seppure diverse, ma importantissime per il loro antifascismo. “Matteotti - ha detto ad un certo punto Marabotti - era consapevole di quello che diceva e delle conseguenze che poteva avere. Oggi si usa il termine parresia quando si vuole indicare una libertà totale di espressione, ovvero il coraggio di dire la verità senza alcun filtro, assumendosene i rischi”. Ed ha ricordato il discorso tenuto il 30 maggio del 1924 alla Camera in cui aveva denunciato violenze e brogli durante le elezioni. “Il mio discorso l’ho fatto - così il sindaco ha sottolineato le parole di Matteotti - ora voi preparate la mia orazione funebre, aggiunse rivolgendosi ai colleghi parlamentari socialisti che sedevano vicino a lui. Il 10 giugno Giacomo Matteotti venne rapito e ucciso da un gruppo di fascisti capeggiati da Amerigo Dumini (nato negli Usa, ma di origine toscana per parte di padre)”. Marabotti ha quindi indicato la necessità di comprendere, ricordare e rendere attuale il pensiero di Matteotti, di cui ha sottolineato il pacifismo e il non interventismo ai tempi della Prima Guerra Mondiale.

“Vorrei ricordare una frase di Sandro Pertini, presidente della Repubblica. Pertini era un socialista, proprio come Matteotti - ha sottolineato la giornalista Elisabetta Cosci -  Celebri sono le sue parole con le quali sottolinea che Matteotti è ancora in mezzo a noi, con la freschezza attuale dei nostri pensieri". Un'affermazione che ha permesso di aprire l’intervento di Ottavia Piccolo.

“Avere oltre al palcoscenico la possibilità di parlare di Matteotti, in questi due anni che portiamo in giro lo spettacolo, è sempre stata ed è una grande gioia pur nella tristezza di pensare - ha detto Ottavia Piccolo, fra l’altro presidente di Articolo 21 a Venezia -  che una persona come Giacomo Matteotti ci è stata rapita e uccisa quando aveva ancora tante cose da dire e da fare. Nello spettacolo noi facciamo il teatro, e lo dico soprattutto agli storici. Quello che mettiamo in scena non è un documentario su Matteotti, non  raccontiamo tutto quello che è successo prima, durante, e dopo la tragedia del suo assassinio,, non riportiamo parola per parola gli avvenimenti di quel tempo. Il teatro, infatti, ci dà la possibilità  di saltare saltare avanti e indietro, di farci entrare con i sentimenti, con le idee, con i pensieri con la musica, con le parole… Abbiamo mantenuto l’essenza del pensiero di Matteotti e anche quelle cose, mi riferisco al sottotitolo anatomia di “un”  fascismo, quel fascismo, che Matteotti ha saputo leggere in modo profetico. Era una persona che parlava con i fatti, una persona molto concreta e noi tutti, con questo spettacolo, pensiamo di aver fatto un buon lavoro di cui siamo soddisfatti, anche se naturalmente è il pubblico che lo deve dire”.

“Ho letto molto di Matteotti, ma ci sono un sacco di cose che ancora non so, che non conosco - ha proseguito Ottavia Piccolo - una personalità come la sua era rara allora e pure adesso. La sua forza, la sua tenacia: era quello che si direbbe un “culo di pietra”, uno che studiava prima di parlare. E adesso sappiamo quello che accade nel mondo… uno dice una cosa e due ore dopo il contrario di quello che ha detto poco prima… Piero Gobetti, che ha ovviamente parlato di Matteotti quando fu ucciso, è un’altra di quelle personalità che andrebbe continuamente studiata perché a 25 anni aveva già fatto, detto e capito tutto… Avercele oggi certe menti”.

Un intervento con evidenti richiami all’oggi, alla situazione che si sta vivendo in Italia e a livello internazionale. 

“Credo, come si è cercato di fare in pubblicazioni e riflessioni in concomitanza con il centenario dell’assassinio di Matteotti, che occorra riflettere sui tanti aspetti che hanno caratterizzato il suo percorso politico, intellettuale ed umano - ha affermato lo storico Enrico Mannari -  Brillante giurista, amministratore locale, più volte consigliere comunale e sindaco di diversi Comuni del Polesine, dove era cresciuto; pacifista convinto, antifascista e militante. Soprattutto socialista intransigente, convinto dell’importanza di educare le masse lavoratrici a prendere coscienza dei propri diritti e a partecipare. Tanto che si è parlato di riformismo rivoluzionario. In un ritorno generalizzato della guerra come strumento di aggressione, di rapina, di espansione imperialistica e come soluzione delle controversie tra gli Stati, aprendo anche la strada a forme di pulizia etnica e di genocidio che ritenevamo per sempre condannate dalla storia, è importante ricordare come già nell’agosto del 1914 Matteotti enunciava un principio di neutralità assoluta. Di fronte al ricatto del patriottismo usava parole molto dure - ha proseguito Mannari - ‘Noi non neghiamo l’esistenza della patria, ma non essa è la nostra idealità; un’altra e più alta assai è la nostra aspirazione. E quando a paladini della patria si ergono i clerico moderati, i nazionalisti, i militaristi… e si servono anzi a tale scopo dello straccetto patriottico, allora noi insorgiamo anche contro la patria. Se vi è un luogo piuttosto dove oggi si lotti per la libertà della patria, quest’è in Tripolitania…., e non di qua dalle prime dune di sabbia’. Il Corriere del Polesine, il 5 febbraio 1915, titolò: Il dottor Matteotti deve scomparire. Sintomi chiari di una trasformazione autoritaria già in atto e la convergenza tra liberalismo conservatore e nazionalismo”. Lo storico ha poi toccato vari aspetti del pensiero di Matteotti, che spesso si avvicinano alla nostra attualità. E ha parlato anche dei suoi ricordi del confino siciliano negli anni della guerra. Matteotti “traeva l’immagine - in una lettera alla moglie Velia dell’estate del 1923 - del fascismo come la lava dell’Etna”, ha indicato lo storico Mannari. La lava “procede lentamente e inesorabilmente, bruciando, schiacciando, pietrificando” mentre attorno prevale l’indifferenza e “gli uomini trovano ugualmente tempo d accapigliarsi e scannarsi per un vaso di vino là dove tra poche ore sarebbe venuta la lava a prendere tutto”.

Lo spettacolo andato in scena al Teatro Solvay era la 99ma replica in due anni di tournée.Sarà ripreso, in giro per l’Italia, anche durante la prossima stagione teatrale, quella 2026 / 2027.

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Ultimo aggiornamento: 17/04/2026 07:18

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