Descrizione
Il 4 novembre rappresenta la fine della prima guerra mondiale. La Grande Guerra che molti definiscono “quarta guerra d’indipendenza” dal momento che con la sua conclusione si arrivò all’unificazione completa dell’Italia, con l’annessione delle città di Trento e Trieste e dei loro territori. Fu una guerra sanguinosa e dolorosa, con milioni di morti e feriti. Un conflitto in cui persero la vita giovanissimi italiani richiamati al fronte, nelle trincee. “Una pagina ormai lontana nel tempo, ma che rappresenta una delle fondamenta sulle quali si è costruita l'Italia moderna” ha affermato il sindaco Claudio Marabotti intervenendo alla Cappella della Memoria in onore dei caduti per la Patria, dove è stata deposta una corona d’alloro, all’interno del Cimitero comunale di Rosignano Marittimo. Qui si è svolta una cerimonia nell’ambito della Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armate. Erano presenti l’assessore Donato Nardone e Ilaria Burrosi presidente del Consiglio comunale; rappresentanze dei Carabinieri di Rosignano Marittimo con il comandante Colacino e di Castiglioncello con il comandante Calvanese, e della Guardia costiera di Castiglioncello e Vada con i rispettivi comandanti Ferraro e Perullo,; esponenti delle associazioni di ex Carabinieri ed ex Polizia di Stato; la comandante della Polizia locale Annalisa Maritan ed altri cittadini e cittadine.
“Quella del 4 novembre è anche la giornata dedicata alle Forze Armate, alle donne e agli uomini che quotidianamente svolgono il proprio servizio, spesso in condizioni difficili e lontano dalle proprie famiglie. A loro va il nostro riconoscimento, insieme al ricordo, oggi particolarmente doloroso, dei quattro giovani militari italiani caduti in Bosnia Erzegovina durante una missione di pace - ha sottolineato il sindaco Marabotti - La loro morte ci colpisce profondamente. Ci colpisce per la giovane età, per il sacrificio compiuto nell'adempimento del proprio dovere, ma anche perché avviene in un momento nel quale si addensano nuovamente, sullo scenario internazionale, le ombre di una possibile escalation militare. Uno scenario che non può non preoccuparci, innanzitutto per la vita dei tanti giovani militari che potrebbero esserne coinvolti, ma anche per le conseguenze che ogni conflitto porta inevitabilmente con sé”.
Il sindaco ha proseguito il suo intervento affermando che “la guerra, infatti, non produce soltanto morte e distruzione sui campi di battaglia. Le sue conseguenze si propagano nelle società, nelle economie, nella vita quotidiana delle persone. E sappiamo bene che a pagarne il prezzo più alto sono quasi sempre le fasce più deboli, chi dispone di meno risorse, chi ha meno strumenti per difendersi dall'aumento dei costi, dalla perdita del lavoro, dall'insicurezza e dalla precarietà. Questa cerimonia si svolge davanti alla cappella dedicata ai martiri di tutte le guerre. E credo che uno degli aspetti più toccanti di questo luogo sia proprio la possibilità di leggere, sulle sue fredde lapidi, nomi che non appartengono soltanto alla storia, ma al presente della nostra comunità”.
Sulle pareti della piccola Cappella ci sono “i nomi di persone che, sebbene lontane nel tempo, continuano a essere presenti nelle nostre vite. Sono stati i nonni e i bisnonni di qualcuno, i fratelli, i parenti, i vicini di casa dei nostri antenati. Sono le radici delle famiglie che ancora oggi abitano le nostre strade, le nostre piazze, il nostro territorio. Ed è proprio questo - ha detto il sindaco - che ci fa comprendere, forse più di qualsiasi libro di storia, quanto la guerra sia devastante: la guerra non distrugge soltanto le vite umane, distrugge le radici delle comunità, spezza i legami familiari, interrompe storie personali e collettive, impoverisce per sempre il tessuto di una società. Il 4 novembre, giorno in cui iniziò un (purtroppo breve) periodo di pace, deve dunque essere qualcosa di più di una commemorazione. Deve essere un'occasione per interrogarci sul presente e sulle nostre responsabilità. Deve farci comprendere - ha poi concluso Marabotti - che la pace non è una condizione acquisita una volta per tutte, né un principio astratto da evocare nelle cerimonie ufficiali. È un bene fragile, che richiede impegno, cultura, dialogo, rispetto e responsabilità da parte delle istituzioni e di ciascuno di noi.
Il nostro auspicio, e il nostro impegno, deve essere quello di poter consegnare alle generazioni che verranno un mondo nel quale il 4 novembre sia soltanto una giornata di memoria storica e di riconoscenza, e non debba più ricordarci nuove vittime, nuovi sacrifici, nuove tragedie.Perché, in fondo, il significato più autentico di questa giornata dovrebbe essere racchiuso in un impegno semplice, ma ancora terribilmente attuale: mai più guerre”.