MOBY PRINCE, 35 ANNI FA LA TRAGEDIA DEL TRAGHETTO IN FIAMME E LA MORTE DI 140 PERSONE. ALLE CERIMONIE ORGANIZZATE A LIVORNO ANCHE IL VICESINDACO SETTINO E IL GONFALONE DEL COMUNE DI ROSIGNANO

ATTRAVERSO LE PAROLE DELLA MADRE IL RICORDO DI ALBERTO BISBOCCI, IL RAGAZZO VADESE DI 21 ANNI MORTO A BORDO DELLA NAVE INCENDIATA
Data:

10/04/2026

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  • Comunicato stampa
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Il 10 aprile di 35 anni fa, nella rada del porto di Livorno, il traghetto Moby Prince che da pochi minuti aveva lasciato la banchina diretto ad Olbia, dove sarebbe arrivato la mattina dopo intorno alle 7, entrò in collisione - mancavano pochi minuti alle 22.30 - con la petroliera Agip Abruzzo alla fonda a 2.2 miglia di distanza dall’imboccatura della Vegliaia, al traverso di Antignano. Sul traghetto che prese fuoco, erano imbarcate 141 persone fra marittimi e passeggeri, oltre a numerose auto e altri mezzi. Persero la vita in 140. Si salvò soltanto il mozzo Alessio Bertrand che era a bordo da un mese

Trentacinque anni dopo, con una verità (e giustizia) ancora work in progress, Livorno ha celebrato l’anniversario della tragedia e ha dato voce alle 140 vittime con la lettura dei loro nomi sulla banchina del Porto Mediceo davanti alla lapide che li ricorda. Anche quest’anno il Comune di Livorno ha organizzato, insieme alle due associazioni dei familiari, che hanno ora deciso di unirsi formalmente per portare avanti sotto un’unica denominazione la loro battaglia, una serie di appuntamenti ai quali hanno partecipato i rappresentanti dei Comuni di residenza delle vittime. Fra questi anche l’Amministrazione civica di Rosignano Marittimo, che alle cerimonie presso il Municipio di Livorno, ha partecipato con il Gonfalone e con il vicesindaco Mario Settino. Erano presenti anche due agenti della Polizia locale rosignanese che hanno portato il simbolo comunale.

Fra le 140 vittime del Moby Prince c’era anche un ragazzo di Vada, Alberto Bisbocci, che aveva appena 21 anni e lavorava in un cantiere navale nella zona del Malandrone. 

Ecco una testimonianza della madre Paola Bruno.“Era un figlio speciale - ha ricordato più volte Paola parlando con i giornalisti - Il padre, mio marito, morì quando Alberto aveva 16 anni. Era tutto mamma e io tutta figlio. La mattina di mercoledì 10 aprile 1991 si era alzato presto per andare a cavallo, una delle sue passioni. Verso le 13 venne a casa per pranzo, poi nel pomeriggio disse che voleva passare dal cantiere dove lavorava anche se aveva preso qualche giorno di ferie. Uscimmo insieme e io andai in un appezzamento di terreno che coltivavo a orto. Verso le 15.30 vidi arrivare un vicino. Sono venuto a prenderti, mi disse, perché Alberto è a casa, sta facendo la doccia perché deve andare in Sardegna. Io non sapevo di questo viaggio e caddi dalle nuvole. Arrivai a casa e gli chiesi perché doveva andare sull’isola. Mi rispose che con il suo principale dovevano portare una barca e cinque motori. Mi disse che sarebbero partiti da Piombino, mi salutò e andò via. Quella sera mi sentivo strana, mi affacciai verso il mare e dissi: che brutto cielo! Era rossiccio, strano. Stavo male e non sapevo perché. Venne anche a trovarmi un conoscente e quando se ne andò mi accorsi che c’era la nebbia che saliva dal mare. Saranno già in navigazione? mi chiedevo. Della tragedia seppi solo la mattina seguente. Avevo accompagnato a Livorno un amico di famiglia per l’esame della patente di guida. Lui andò all’ACI e io mi fermai a fare colazione in un bar. Vidi la prima pagina tutta nera di un quotidiano appoggiato su un tavolo. Ebbi un presentimento… eppure Alberto doveva essere partito da Piombino… come un automa ripresi la macchina e guidai verso il porto. Quando arrivai al Terminal Passeggeri trovai alcuni amici di mio figlio. Capii subito. E quando vidi sfilare il traghetto fumante mi resi conto che era tutto finito”.

Nel cassetto di Alberto, mamma Paola conserva ancora due banconote da 10mila lire e una da 20mila, e l’orologio del figlio. L’ultimo ricordo che continua ad accarezzare con  amore.

“Durante tutti gli interventi sono state usate alcune parole specifiche, una grammatica che di fatto porta tante testimonianze e ognuna ha avuto uno specifico significato” ha sottolineato Mario Settino, vicesindaco del Comune di Rosignano che dopo la cerimonia nella Sala consiliare del Municipio labronico ha partecipato anche al corteo che ha attraversato il centro di Livorno con destinazione l’Andana degli Anelli al Porto Mediceo. “Resta però un elemento fondamentale - ha continuato Settino -  Da quella data, da quell’ormai lontano 10 aprile del 1991, ci sono persone che aspettano giustizia e verità. Non sono due parole vuote, ma parole che devono riempire un vuoto, un dolore che non si riesce a lenire.  Riempire quel dolore è un altro passaggio fondamentale. Sapere la verità e pretendere giustizia per chi ha perso familiari e amici in maniera così atroce, sul traghetto in fiamme, è un diritto che deve essere rispettato”.

Le cerimonie organizzate dal Comune di Livorno hanno avuto il patrocinio della Camera dei Deputati - rappresentata dall’onorevole sardo Pietro Pittalis, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta ancora in corso e dall’onorevole Chiara Tenerini. C’erano poi il patrocinio della Regione Toscana e della Provincia di Livorno. Quindi la collaborazione dell’Associazione “140 Familiari delle Vittime del Moby Prince” e dell’associazione “10 Aprile Vittime del Moby Prince” che in occasione proprio del 35° anniversario - come accennato sopra - hanno deciso di unirsi. Non erano presenti - “un vuoto immenso per tutti noi” hanno detto alcuni familiari - perché scomparsi entrambi prematuramente, coloro che sono stati per decenni le anime delle due associazioni: Angelo Chessa, figlio del comandante del Moby, scomparso tre anni fa e Loris Rispoli, livornese, che dopo un devastante malore è deceduto lo scorso autunno. Anche loro sono stati ricordati durante la cerimonia, con bellissime parole e molti applausi. Erano presenti amministratori locali e gonfaloni provenienti da tutta Italia, in particolare dalla Sardegna, dalle Marche e dalla Campania.

E’ stato il sindaco di Livorno, Luca Salvetti, ha introdurre un vocabolario di parole legate al Moby Prince, dolore, assenza, mancanza… 35 anni di tenacia per cercare di arrivare ad una verità che oggi, con la terza commissione d’inchiesta (la seconda delle Camera, a cui si aggiungono la prima del Senato e la seconda della Camera) sembra potersi materializzare. Già la prima Commissione camerale alla fine dell’estate del 2022 avanzò l’ipotesi di un terzo natante che avrebbe disturbato la rotta del Moby costretto ad una manovra repentina, dopo la quale non  riuscì a evitare la petroliera Agip Abruzzo alla fonda. Ha parlato poi il presidente della Regione Eugenio Giani ed hanno preso la parola alcuni familiari delle vittime, fra cui il figlio di un marittimo e le nipoti di persone morte sul traghetto. L’ultimo intervento è stato di Daniela Rombi, dell’Associazione delle vittime della strage del treno a Viareggio.

Negli interventi di Nicola Rosetti e Luchino Chessa, presidenti delle due Associazioni “140” ora riunite, si è è evidenziata la volontà di sapere, di arrivare ad una conclusione, ma anche quella stanchezza che anni e anni di ricerca della verità, di illusioni e disillusioni, ha cominciato ad insinuarsi. Loro ci sono sempre, ma è anche tempo che siamo i più giovani a portare avanti questa battaglia di civiltà, per una verità e una giustizia vere.

La scaletta degli appuntamenti del 10 aprile ha visto alle ore 11 in Fortezza Nuova la deposizione di una corona presso la scultura “Koningin Juliana”, monumento in ricordo delle Vittime del Moby Prince;calle ore 12, in Cattedrale la funzione religiosa officiata dal Vescovo di Livorno monsignor Simone Giusti; alle ore 14.30 nella Sala Consiliare del Palazzo Civico il saluto del sindaco Luca Salvetti ai familiari delle vittime e ai rappresentanti delle istituzioni. Alle ore 16.30 da Piazza del Municipio è poi partito il corteo che ha raggiunto il Porto Mediceo passando da viale Avvalorati, piazza della Repubblica, via Grande, piazza Micheli, ponte dei Francesi, piazza dell’Arsenale.

Alle ore 17 all’interno del Porto Mediceo, presso la lapide dedicata alle Vittime del Moby Prince (piazza dell’Arsenale), è stato deposto un cuscino di rose inviato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di una corona di alloro a cura dell’Amministrazione comunale labronica. Quindi c’è stata la lettura dei nomi delle vittime e il lancio di rose rosse in mare. Un mazzo di rose è stato poi consegnato alla squadra di rugby “Lions Amaranto” i cui atleti, in occasione della trasferta in Sardegna, lanceranno nelle acque del porto di Olbia.

Ultimo aggiornamento

Ultimo aggiornamento: 10/04/2026 18:09

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