Descrizione
Conoscere la storia per capire chi siamo, ma soprattutto per tracciare il nostro futuro. Il 10 giugno del 1924, verso le quattro e mezza del pomeriggio, alcune persone dichiararono “di aver assistito a una colluttazione all'interno di una vettura e di aver visto espellere quello che sarà riconosciuto essere il tesserino del deputato on. Giacomo Matteotti”. A Roma i fascisti avevano già occupato i gangli vitati dello Stato e Matteotti, dagli scranni del parlamento, portava avanti le sue idee di oppositore del regime, di pacifista, di studioso. Per questo Matteotti, che da subito aveva capito l’eversione fascista, doveva essere ucciso.
Il 15 aprile, nell’ambito della programmazione stagionale promossa dal Comune di Rosignano Marittimo con Fondazione Toscana Spettacolo, andrà in scena “Matteotti (anatomia di un fascismo)” di Stefano Massini. Interprete è Ottavia Piccolo e insieme a lei, sul palcoscenico del Teatro Solvay che con questo appuntamento conclude il cartellone 2025 / 2026, ci saranno i Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo.
Lo spettacolo, come sempre, andrà in scena alle ore 21.15. Ma prima, nel tardo pomeriggio (dalle ore 17 alle ore 18.30), rispondendo ad un invito di Articolo 21, in collaborazione con il Comune rosignanese e con Fondazione Toscana spettacolo, Ottavia Piccolo (fra l’altro portavoce di Articolo 21 in Veneto) parteciperà all’incontro pubblico “Parliamo di Matteotti”, dove si racconteranno i suoi ideali, il suo sacrificio, quello che ci tramanda la storia e la politica, le sue idee, il suo essere ferreo oppositore di un regime dittatoriale. Per Articolo 21 è prevista la presenza di Giuseppe Giulietti, giornalista, coordinatore dei presidi di Articolo 21, e di Elisabetta Cosci, anche lei giornalista e organizzatrice degli incontri di Articolo 21 che ogni fine estate si svolgono al Castello Pasquini di Castiglioncello. Fra i relatori anche Enrico Mannari, laurea in storia moderna a Pisa e studi di storia comparata ad Essex in Inghilterra, già docente alla Luiss Schoool of Government di Roma, membro del Centre for Conflict and Partecipato Studies (LUISS) e direttore scientifico della Fondazione Memorie Cooperative. L’evento sarà introdotto da un saluto del sindaco Claudio Marabotti.
Importante sarà la presenza degli studenti dell’Istituto superiore di secondo grado Mattei che in questo periodo stanno lavorando ad un progetto didattico dedicato appunto a Matteotti e a Piero Gobetti, ai loro ideali, al loro essere contro ogni forma si sopraffazione. Un’idea - con il patrocinio del Comune di Rosignano - che era stata annunciata lo scorso autunno quando a Rosignano Solvay venne inaugurato il monumento a Giacomo Matteotti di cui è autrice l’artista Franca Frittelli.
Ma torniamo adesso allo spettacolo programmato al Teatro Solvay, dove arriva dopo aver raccolto un grande successo nei teatri italiani, alto esempio di teatro civile che invita a riflettere. “Matteotti (anatomia di un fascismo)” ripercorre l’ascesa e l’affermazione di quel fenomeno eversivo che Matteotti seppe comprendere, fin dall’inizio, in tutta la sua estrema gravità, a differenza di molti che non videro o non vollero vedere.
“lI pericolo più grande, la malattia che fa morire un uomo è quella che non senti crescere”.
Matteotti li riconobbe: quelli che al caffè dietro il Duomo, a Ferrara, ordinavano il “celibano” perché non lo sapevano che “cherry-brandy” è inglese; quelli che dicevano di riportare ordine nel disordine, perché il fascismo ha assoluto bisogno di sentirsi in pericolo, di attaccare per non essere attaccato; quelli che, d'un tratto, sfilarono in migliaia dietro al Contessino Italo Balbo e si presero l’Italia intera.
Giacomo Matteotti prese la parola, pubblicamente e instancabilmente, nei suoi molti scritti e nei suoi moltissimi discorsi: una parola chiara, veritiera, fondata sui fatti, indiscutibile. Una parola che smaschera. Per questo fu ucciso (cfr. note di regia).
“Io denuncio la manovra politica con cui si è spacciata l'eversione più radicale camuffandola nel suo esatto opposto, ovverosia nella garanzia dell’ordine. Io denuncio il sistematico uso della forza, la riduzione al silenzio delle voci dissenzienti. Io denuncio all'Italia e al mondo intero che un mostro chiamato fascismo ogni giorno diventa più potente proprio grazie al silenzioso assenso di chi lo svaluta, lo legittima e non lo combatte! “
Tempesta, così lo chiamavano. Uno col sangue caldo.
A cento anni di distanza è il teatro, è la musica, sono le parole di Stefano Massini, la voce di Ottavia Piccolo, i suoni de I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo a prendersi l'impegno di parlare.
LA SCHEDA
MATTEOTTI (anatomia di un fascismo) di Stefano Massini
regia di Sandra Mangini, video di Raffaella Rivi, musiche di Enrico Fink
I musicisti: Massimiliano Dragoni, Luca Roccia Baldini, Massimo Ferri, Gianni Micheli, Mariel Tahiraj, Enrico Fink.
Scenografia di Federico Pian, luci di Paolo Pollo Rodichiero, costumi a cura di Lauretta Salvagnin. Il vestito di Ottavia Piccolo è realizzato da La sartoria - Castelmonte onlus. Tecnico luci Emilio Bucci, fonico Vanni Bartolini, macchinista Lucia Baricci, coordinamento tecnico Paolo Bracciali, organizzazione Stefania Sandroni, amministrazione Rossa Zurli.
Una produzione Argot e Officine della Cultura
co-produzione Fondazione Sipario Toscana Onlus – La città del Teatro, Teatro delle Briciole – Solares Fondazione delle Arti, Teatro Stabile dell’Umbriacon il contributo di Ministero della Cultura e Regione Toscana, in collaborazione con Infinito Produzioni