Descrizione
Nei giorni scorsi nella sede comunale del Castello a Rosignano Marittimo si è svolto un incontro fra il sindaco Claudio Marabotti ed esponenti della ASL Nord Ovest (direzione sanitaria, staff, direzione del 118 e cardiologia di Livorno) relativamente al funzionamento della rete dell’infarto (STEMI). Sull’esito dell’incontro, il sindaco di Rosignano aveva poi espresso alcune valutazioni, affermando che erano stati presentati dati non conformi ed evidenziando la necessità di una terza sala di emodinamica lungo la nostra costa. L’ASL ha risposto affermando sulla stampa che i dati presentati sono quelli normalmente utilizzati per il monitoraggio e l’analisi delle attività svolte, “fotografando” in maniera fedele lo stato dell’arte del trattamento dell’infarto nell’area delle Valli Etrusche i cui dati sono in linea con quelli degli altri territori aziendali. E concludendo che con la riforma del 118 attualmente in corso si vada esattamente nella direzione di una gestione sempre più performante e moderna delle patologie tempo - dipendenti come lo STEMI.
“Sono sinceramente dispiaciuto per la protervia con la quale la Direzione dell’Azienda Sanitaria Toscana Nord Ovest cerca di difendere l’indifendibile - afferma il sindaco Claudio Marabotti - Il tema su cui da anni si cerca di portare l’attenzione è la carenza di una struttura efficiente per il trattamento dell’infarto miocardico acuto. Durante la riunione della scorsa settimana, benché preparata da mesi, sono stati portati dati sostanzialmente inutili”.
Marabotti individua così tre punti. Il primo: “il metodo di valutazione. L’efficienza della rete per la cura dell’infarto richiede, in base alle linee guida internazionali, un trattamento con angioplastica entro 100 minuti dall’attivazione dei servizi di emergenza medica. E le linee guida specificano che quei 100 minuti - spiega - devono essere calcolati dal momento di attivazione dei servizi di emergenza al momento di riapertura della coronaria. Bene, ad oggi, dopo 14 anni che stiamo parlando di questo tema, non è stata ancora implementata una semplicissima procedura che permetta di registrare il momento di riapertura della coronaria. Ad oggi - indica il sindaco - il cronometro si ferma quando il paziente entra in sala di emodinamica. Tutto ciò che succede dopo (preparazione del paziente, incannulazione di un’arteria, coronarografia diagnostica e, finalmente, superamento dell’ostruzione coronarica) non è misurato e questo, quando va bene, comporta un tempo aggiuntivo di almeno 15-20 minuti”.
Secondo punto: “nei dati portati in visione erano considerati solo i pazienti che - indica il sindaco - attivano il servizio di emergenza medica territoriale e non erano considerati quelli che si presentano direttamente in Pronto soccorso, che sono circa il 25% e che hanno tempi decisamente più lunghi”.
Terzo punto: “sono stati analizzati - sottolinea Marabotti - solo i dati della Bassa Val di Cecina (area che è più vicina alla sede di una sala di emodinamica che è Livorno) ignorando la val di Cornia che ha tempi di trasferimento ovviamente maggiori”.
“Il semplice concetto su cui ragionare - prosegue il sindaco del Comune di Rosignano - è che esiste un’ampia area che comprende Volterra e Alta val di Cecina, Valli Etrusche e isola d’Elba, che ospita 190mila abitanti durante l’inverno e più di un milione durante l’estate, che avrebbe la necessità di una sala di emodinamica in posizione intermedia tra Livorno e Grosseto. I numeri delle procedure che sarebbero effettuate da quella sala di emodinamica sarebbero molto superiori a quelli richiesti dal decreto Balduzzi e garantirebbero pertanto un’elevata qualità delle prestazioni. Si tratta solo di riconoscerlo - conclude - e, se si vuole che la Toscana diffusa non sia solo uno slogan, porre rimedio. Ricordo, a titolo di esempio, che tra Livorno, Pisa, Versilia e Massa ci sono 4 sale di emodinamica e 16 angiografi, a sud di Livorno neanche uno fino a Grosseto”.